Sinpecado nuove tecnologie dal web

19lug/10

ad.ly comincia a guadagnare con Twitter, MySpace, e Facebook

Ecco un'altra piattaforma pubblicitaria anciata sul web per tutti gli utenti di Twitter , è Ad.ly.
Ad.ly consente di guadagnare on line facendo pubblicità a marchi di elevato livello. Consiste nell’inserire pubblicità nei propri tweets impostando il prezzo che l'inserzionista dovrà pagare. Naturalmente, è possibile approvare o rifiutare l'offerta che si è ricevuto.

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24mag/10

Facebook si scusa, troppi errori sulla privacy




di Pino Bruno
Facebook ha deciso di scusarsi con gli utenti di tutto il mondo per i recenti problemi generati dal suo sistema di gestione privacy. Nel mondo digitale, tra i big della Rete, le scuse sono di moda. Le multinazionali del web fanno spesso cavolate, poi sono sommerse dalle proteste degli utenti e – talvolta – tornano sui propri passi. Così Mark Zuckerberg, fondatore e patron di Facebook, ha ammesso di aver commesso un "mucchio di errori", quando ha modificato le opzioni sulla privacy. Zuckerberg ha risposto così a una mail di Robert Scoble, blogger autorevole e influente, nella community di Silicon Valley.

Entro la prossima settimana, proprio per riparare agli errori, Facebook metterà a disposizione opzioni chiare e facili per salvaguardare la privacy degli utenti. Verrà meno la funzionalità che permette di far conoscere – al di fuori della cerchia degli "amici" – le pagine Internet più apprezzate. Insomma, informazioni ghiotte per la pubblicità. L’opzione non sparirà, ma ognuno potrà scegliere se far conoscere o meno le preferenze di navigazione.

"Abbiamo ascoltato tutte le reazioni – ha scritto il capo di Facebook - e abbiamo cercato di accettare i consigli per migliorare. Preferisco mostrare un prodotto migliore e non solo parlare di quello che potremmo fare".

D’altronde Facebook non poteva ignorare il movimento di protesta a cui hanno aderito in pochi giorni decine di migliaia di utenti. Inoltre il sito di informazione specializzata SearchEngineLand ha segnalato un rallentamento di nuove iscrizioni.

Le regole sulla privacy sono state e continuano ad essere il tallone d’Achille di Facebook. Oggi gli utenti – 400 milioni – possono scegliere tra queste opzioni: solo gli amici, gli amici e le reti, amici e amici di amici. Sì, c’è anche la possibilità di personalizzare la scelta, ma è complicato e pochi lo sanno. Non è questione da poco.

fonte:
http://www.tomshw.it/cont/news/facebook-si-scusa-troppi-errori-sulla-privacy/25428/1.html

19mag/10

Tutti fuori il 31 maggio: una marcia a sorpresa per lasciare Facebook

E un film attacca il fondatore Zuckerberg, che si chiude nella sede californiana per fronteggiare la crisi



NEW YORK — Una marcia trionfale che improvvisamente diventa affannosa difesa di una fortezza assediata. E Mark Zuckerberg, il fondatore e padrone di Facebook, la rete sociale passata in appena cinque anni da zero a oltre 400 milioni di utenti, che cancella la vacanza ai Caraibi con la quale voleva festeggiare il suo 26esimo compleanno e si chiude nella sede californiana della sua azienda: un week end passato saltando da una riunione all’altra, per fronteggiare l’improvvisa crisi.

Quando a gennaio ha decretato la «fine dell’era della privacy» e poi ancora un mese fa, quando ha deciso di rendere pubblici in rete tutti i dati personali dei suoi utenti che non invocano esplicitamente e tempestivamente il diritto alla riservatezza, Zuckerberg era convinto che la filosofia della condivisione fosse penetrata nel mondo di Internet fino al punto di far passare quasi inosservato questo suo ultimo colpo di mano. Invece gli americani — la cui sensibilità per la «privacy» è sicuramente inferiore a quella degli europei — hanno reagito come ad una scossa elettrica, riscoprendo improvvisamente il valore della riservatezza.

Guru della rete e «blogger» sono stati i primi a denunciare che Facebook è stata spinta su questa strada da obiettivi di profitto, più che dalla logica «social» del suo servizio. Poi è arrivato l’intervento dei politici e delle «authority».
Lo stesso Zuckerberg, che non si accontenta di essere il più giovane miliardario d’America, ma — come i fondatori di Google — vuole anche essere amato e considerato una «forza del bene» dal popolo della rete, paga cara la sua spregiudicatezza proprio sul piano della vita privata, della sua « privacy » : in autunno uscirà The Social Network, un film sulla storia di Facebook prodotto da Kevin Spacey, che ritrae Mark come uno studente imbroglione con tendenze all’autismo e ossessionato dal sesso; un genietto che si mette a scrivere i codici-base della nuova rete per cercare di dimenticare una delusione amorosa.

Ma nelle ultime settimane, più che degli attacchi di Hollywood, Zuckerberg ha dovuto preoccuparsi della sollevazione del Congresso Usa e delle «authority» per la tutela dei dati personali di mezzo mondo, Europa in testa, che gli chiedono di fare marcia indietro. E intanto sulla rivista Wired Ryan Singel ha definito Facebook un’«azienda canaglia» che cambia in corsa le regole del gioco per fini di lucro. Ryan si è augurato che venga fuori qualche concorrente, più rispettoso di Facebook dei diritti degli utenti. Detto fatto: quattro studenti della New York University hanno raccolto in pochi giorni 150 mila dollari per il loro «progetto Diaspora » , un nuovo « social network» che nascerà in autunno e che promette di lasciare agli utenti il pieno controllo dei loro dati personali.

Intanto da vari angoli della rete arrivano gli inviti alla rivolta, ad abbandonare la rete sociale: il primo appello l’ha lanciato MoveOn.org, l’associazioni dei militanti della sinistra radicale Usa. Poi è toccato alla campagna di FacebookProtest.com che chiede agli internauti di abbandonare la rete di Zuckerberg entro il 6 giugno. Ora è la volta dell’offensiva di QuitFacebookDay.com: un sito — paradossalmente raggiungibile proprio attraverso Facebook — che invita gli utenti della rete sociale a cancellare il loro «account» il 31 maggio. Alle 22 di ieri (ora italiana) quelli che si erano impegnati a farlo erano 5230. Sono numeri che non dovrebbero preoccupare più di tanto una società che nel solo mese di maggio ha già «arruolato» altri 12 milioni di utenti in tutto il mondo.

Perché, allora, Zuckerberg si sente assediato? Intanto perché imovimenti nel «web» sono sempre imprevedibili. Lo è stata la crescita tumultuosa di Facebook, società creata da uno studente e gestita fino a ieri — come racconta David Kirkpatrick in The Facebook Effect, un libro che uscirà negli Usa ai primi di giugno — con spirito felicemente goliardico. Un’impresa che, tra intuizioni geniali e mosse spregiudicate, è arrivata quasi al punto di lanciare un «takeover» su Internet ai danni di Google e degli altri protagonisti della rete.

Ma i colpi di scena potrebbero non essere finiti. E i prossimi potrebbero andare in un’altra direzione: cinquemila che se ne vanno sono pochi, ma venerdì scorso erano cento e l’altro ieri mille. Tra essi, poi, ci sono molti «blogger» che fanno tendenza come Jason Rojas e Cory Doctorow.
Per adesso, però, Zuckerberg non molla: la possibilità degli utenti di difendere la propria «privacy» su Facebook rimane legata a laboriose procedure indicate da un regolamento che, come nota ironicamente il New York Times, è più lungo della Costituzione americana. Ieri, però, un portavoce ha detto che la società sta studiando a fondo il problema. Intanto sul mercato arrivano le applicazioni di «softwaristi» indipendenti che semplificano le procedure di tutela della «privacy»: per ora Facebook non le avalla. Ma nemmeno le condanna.

Massimo Gaggi
fonte:
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_maggio_19/facebook-gaggi_69944d3a-630e-11df-8b63-00144f02aabe.shtml

18mag/10

A.A.A. cercasi alternativa a Facebook

Sulla spinta delle preoccupazioni per la privacy, fioriscono i progetti di reti sociali "aperte"

FEDERICO GUERRINI
Forse Facebook ha fatto un grosso errore. Quello di credersi insostituibile. Con 400 milioni di utenti, qualche mania di grandezza è lecita, però tutto indica che il network guidato da Mark Zuckerberg abbia fatto più di un passo falso. Si avverte un crescente sentimento di disincanto vero “faccialibro”, e se alcuni utenti, tramite il sito Quitfacebookday.com, si organizzano per abbandonare tutti insieme il sito alla fine di maggio, altri si guardano intorno in cerca di alternative. Rimpiazzare Facebook non è semplicissimo, il sito è online dal 2004 e in questi anni ha avuto tutto il tempo di prendere le misure dei suoi iscritti alcuni dei quali hanno perfino sviluppato nei suoi confronti una sorta di dipendenza, ma proprio in questo giorni si è fatto un gran parlare in Rete del progetto Diaspora, un social network Open Source e decentralizzato che dovrebbe essere lanciato a settembre.

A promuovere l’idea sono quattro studenti della New York University che hanno raccolto più di 174.000 dollari di finanziamenti attraverso il sito Kickstarter. I quattro che hanno promesso di trascorrere l’estate a compilare il codice necessario per far funzionare Diaspora, sono stati i primi ad essere sorpresi dal sostegno ricevuto da oltre 4.700 donatori, segno che l’attesa di un’alternativa è davvero alta. Il concetto alla base del servizio è che ogni utente dello stesso gestisca un proprio server personale collegandosi direttamente agli altri utenti senza dover passare per un server centrale. Tramite il servizio si potrà comunque accedere al proprio feed Facebook, cinguettare su Twitter o postare fotografie su Flickr, ma controllando ogni fase del processo.

Incoraggiati dal successo e forse un po’ invidiosi dell’accoglienza riservata a Diaspora, sono usciti allo scoperto anche alcuni ricercatori del Gruppo di ricerca e sviluppo Vodafone che stanno lavorando a qualcosa di simile, un network chiamato One Social Web, il cui sviluppo è in uno stadio più avanzato rispetto al progetto dei quattro universitari: il servizio dovrebbe essere accessibile a fine estate. Un altro progetto analogo si chiama Appleseed e un suo primo abbozzo risale a ben tre anni fa; l’ideatore, dopo averlo lasciato un po’perdere, incoraggiato dal clima favorevole, sembra aver deciso di rimetterci mano.

Quest’improvviso fervore creativo e la relativa abbondanza di iniziative simili, ha però un rischio: la dispersione delle energie. È da verificare inoltre, se qualcuno di questi progetti riuscirà a raggiungere una massa critica tale da sopravvivere alla fase di rodaggio. Il team di Diaspora pensa di aggirare il problema sfruttando, in una prima fase, la presenza degli iscritti sui social network pre-esistenti. Quando su Facebook o su un altro sito, entreranno in contatto due utenti di Diaspora, questi potranno decidere di instaurare una connessione diretta e criptata fra di loro, evitando gli intermediari, e in questo modo il network dovrebbe crescere poco a poco.
fonte:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=7633&ID_sezione=38&sezione=

11mag/10

Anno 2010 facebook sopra tutto

Anno 2010, il mondo è invaso dai social network.
Guardando fuori dalla finestra stamattina mi verrebbe da dire “che mondo sarebbe senza facebook?
Sicuramente un mondo migliore, ma questo è un mio parere, dico questo con la consapevolezza di essere una minoranza. Io odio facebook più di ogni altra cosa!!!

Attenzione: le mie critiche nascono da un post-utilizzo della “macchina impastatrice di materia grigia” e non posso fare altro che immaginare un pianeta popolato da individui controllati da un dittatore meccanico, un nuovo dio creato dall’uomo, che conosce ogni piccolo soldatino, le sue abitudini, i suoi vizi, i suoi gusti e tutti i suoi spostamenti…
L’idea in se è sicuramente un’evoluzione della specie umana, ma il suo uso e abuso la rende priva di scopi se non quello del caos.
Mi sforzo di immaginare un futuro più libero ma il flash forward che mi si proietta nella mente è solo un paesaggio distrutto dalle guerre, dalle bombe intelligenti , dalla stupidità umana, l’odio e il razzismo dove ogni piccolo soldatino ha la sua bella “F” bianca in sfondo blu tatuata sulla pelle e linkata cerebralmente a tutte le informazioni a lui disponibili.

Silence!

Generalmobilmachung!
Zwecks Dekonditionierung aller!
HEADCLEANER!

Nehmt Aufstellung!
Achtung! Unberechenbar ab Marsch!

da Einsturzende neubauten - headcleaner

Cosa pensano I giovani tra I 14 e 18 anni del nuovo prodotto fatto apposta per loro, gli piacerà il colore? sarà necessario nella vita di tutti i giorni? Quanto sono disposti a spendere per averlo?
Ed ecco una bella indagine di mercato gratuita con risultati immediati!!
a me non sta bene che tutto ciò venga rivenduto per lucrarvi sopra.

   
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